I Kata nel judo

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Ciao a tutti da Augusto e Leo, un breve messaggio a inizio anno per porre l’accento sul lavoro che siamo intenzionati a portare avanti nell’ambito kata.
Gli obiettivi sono principalmente due: preparare chi deve sostenere l’esame per i passaggi di cintura e creare una squadra agonistica capace di confrontarsi in gare di quest’ambito.
Ci troveremo ogni mercoledì dalle 19,00 alle 20,30 con possibilità di reiterare gli allenamenti a fronte a impegni imminenti.

Tenete d’occhio il sito per avere aggiornamenti!

Ciao a tutti da Augusto, Leo e dal M° Erissini, (immancabile supervisore).

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La storia del Judo

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IL FONDATORE JIGORO KANO

Il Maestro Jigoro Kano nacque il 28 ottobre 1860 a Mikage, un piccolo villaggio marino nei pressi di Kobe. Egli era il terzo figlio di Jirosaku Kano,ufficiale di Marina dello Shogun Tokugawa, ma il titolo era probabilmente onorifico in quanto la famiglia si occupava della produzione di sakè. Da giovane, essendo di piccola statura e di fisico piuttosto gracile, praticò intensamente dell’attività fisica ed alcuni sport occidentali come il baseball, di cui fu il fondatore del primo club giapponese, il Kasei baseball club. Kano sapeva che nel periodo feudale veniva praticato in Giappone il jujutsu, una disciplina con la quale un uomo poteva battere un avversario anche di gran forza, e comincia ad interessarsene. Si procura percio’ numerosi Densho, i libri segreti, che ormai si trovavano in vendita nei mercatini, e con un suo compagno di studi tenta di addestrarsi da solo. Dopo aver manifestato al padre il desiderio di iscriversi ad un dojo, riceve da lui un netto rifiuto poiche la disciplina era screditata e in vistoso declino. Nel 1877 entrò nell’università di Tokyo, la prima reimpostata secondo criteri occidentali, e naturalmente fu costretto a trasferirsi per poter seguire gli studi. Ciò gli consentì di sfuggire al controllo del padre e dedicarsi allo studio del jujutsu. Kano, con molte difficoltà poiché anche in una città come Tokyo era difficile trovare un dojo, riesce grazie all’aiuto di Teinosuke Yagi,un anziano maestro non più praticante, ad iscriversi alla scuola del maestro Fukuda di Tenshin shin’yo, il quale restò ammirato dalla dedizione del suo giovane allievo. Purtroppo anche Fukuda era anziano e deceduto questi dovette cercare un nuovo maestro, che trovò in Mataemon Iso, anch’egli di Tenshin shin’yo, con il quale completò lo studio di questa Ryu (scuola), ricevendo il grado di Shian (maestro), nonchè il libro segreto che gli fu lasciato in eredità. A questo punto Jigoro Kano inizia lo studio di un’altra Ryu di jujitsu, questa volta Kito, che apprende sotto la guida di Likubo Tsunetoshi. Questa scuola era famosa per le sue tecniche di atterramento dell’avversario e per praticare il randori (pratica libera), a differenza della quasi totalità delle altre scuole che fondavano l’insegnamento attraverso i Kata (forme preordinate). La sua dedizione e l’impegno lo portarono a conquistare il grado Shian anche in questo stile del tutto diverso dal precedente. Lo studio del jujitsu non gli impedì comunque di laurearsi in Scienze Politiche ed Economiche nel 1881. Un anno dopo, nel 1882, a soli 22 anni aprì il suo primo dojo, di soli 12 tatami, in una saletta del Tempio di Eishoji nel quartiere Shimoya di Tokyo, e con l’aiuto di soli nove discepoli creò il Kodokan Judo (la Scuola per seguire la “Via”). Qui dalle ceneri del Jujitsu fece nascere il suo metodo, chiamato “Judo” (via della cedevolezza), nel quale fece convergere i metodi delle antiche scuole di arti marziali associandoli al concetto di ottenere il miglior risultato col minimo sforzo, formando una disciplina efficace tanto per il fisico quanto per la mente. Jigoro Kano ricoprì numerosi incarichi per il governo, e grazie alla sua influenza riuscì a fare inserire il judo nelle materie scolastiche accanto all’educazione fisica. L’insegnamento del “Metodo Kano” cominciò ad aver vita all’Accademia navale e nelle Università di Tokyo e Keio. Il nuovo Judo Kodokan era al centro dell’attenzione pubblica, grazie ai lodevoli principi ed agli elevati ideali, ma nonostante ciò si levarono alcuni sospetti sulla sua efficacia in combattimento. In particolare, il judo era disprezzato dai praticanti del vecchio stile Jujitsu. Questa situazione sfociò in un aperta rivalità tra la scuola del famosissimo Hikosuke Totsuka e il Kodokan. Nel 1886 la questura di Tokyo indisse un torneo fra le scuole di jujutsu allo scopo di selezionare il metodo piu efficace con il quale sarebbero stati addestrati gli agenti. Il Kodokan su 15 combattimenti ne vinse 13 mentre due finirono in pareggio. La vittoria stabilì la supremazia del judo non solamente nei principi, ma anche nella tecnica. Con i suoi migliori allievi, Kano nel 1895 stabilì il Gokyo, cioè il metodo di insegnamento diviso in 5 gradi. Sono dello stesso periodo le prime elaborazioni di Kata,con le forme delle proiezioni Nage no kata e del combattimento reale Kime no kata. Successivamente, nel 1921, migliorò il Gokyo, lo stesso dell’attuale, con l’aiuto dei suoi allievi più esperti e con i maestri delle ultime scuole di Jujitsu assorbite dal Kodokan. Negli anni successivi, il maestro compì molti viaggi per diffondere il judo nel mondo; nel 1928 e nel 1934 fu in Italia, e visitò i centri judoistici creati da Carlo Oletti. Nel 1938 venne inviato in rappresentanza del Giappone al 12° Convegno del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) al Cairo, che approvò la proposta di far svolgere i Giochi Olimpici a Tokyo. Nonostante non considerasse il judo uno sport, si adoperò per portarlo gradualmente verso i giochi olimpici, poiché in questo modo sarebbe stato possibile far conoscere la sua disciplina nel mondo. Nella sua idea educativa il judo era il mezzo di possibile miglioramento dell’uomo, sia sotto il profilo etico quanto in quello fisico. Il judo mira cioè a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni della cultura giapponese antica, e cioè Bun-Bu, la penna e la spada, la virtù civile e quella guerriera, in ossequio agli antichi Samurai. Il suo desiderio si realizzò, però, solamente nel 1964, quando la manifestazione si tenne a Tokyo. Tuttavia, Kano era deceduto anni prima, il 4 maggio 1938, a bordo della SS Hikawa Maru, mentre era in un viaggio di ritorno verso casa, in un periodo in cui purtroppo il Giappone, mosso da una nuova spinta imperialista, si stava avviando verso la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la disfatta, la nazione fu posta sotto il controllo degli USA per 10 anni e il judo sottoposto a pesante censura poiché catalogato tra gli aspetti pericolosi della cultura giapponese che spesso esaltava la guerra. Fu perciò proibita la pratica della disciplina ed i numerosi libri e filmati sull’argomento vennero in gran parte distrutti. Il judo sarà poi “riabilitato” nel 1950 grazie al CIO, guadagnando ancora in popolarità ma perdendo in qualità tanto che a nessuno oggi è riconosciuto il 10′dan. Alla sua morte, avvenuta all’età di 77 anni, il judo contava già più di 100.000 cinture nere al suo attivo. Nella vita pubblica Jigoro Kano fu una personalità di spicco in Giappone. Nel 1882, dopo aver terminato gli studi, fu nominato professore e successivamente, nel 1884, Addetto alla Casa Imperiale, un titolo di grande prestigio. Più tardi, nel 1891, diviene consigliere del Ministero dell’Educazione, del quale diverrà Direttore nel 1898. Nel 1911 viene eletto Presidente della Federazione Sportiva Giapponese.

IL JUDO

Il Judo ha la sua definizione originale nelle massime dettate da Jigoro Kano: “il migliore impiego dell’energia” ottenuto attraverso “Amicizia e Mutua Prosperità“. Storicamente esso nasce come una disciplina educativa e in seguito vi s’aggiungono componenti sociali, culturali e sportive. Tecnicamente il Judo evolve con i tempi e ogni maestro può e deve applicarlo nelle realtà in cui si trova. Jigoro Kano creò il Judo raccogliendo l’eredità del guerriero giapponese, costantemente teso alla massima efficacia, di là dall’esperienza sul campo di battaglia, in tutti gli aspetti della vita quotidiana. Egli dice: “Quando la massima efficacia è applicata all’elevazione e alla perfezione dello spirito e del corpo nella scienza dell’attacco e della difesa, richiede soprattutto ordine e armonia tra tutti i membri di un gruppo e questa condizione può essere ottenuta con l’aiuto e le mutue concessioni, che portano alla prosperità ed al mutuo benessere”. Per conseguenza il fine ultimo del Judo é d’inculcare nell’animo dell’uomo lo spirito di rispetto per i principi della “massima efficacia” e di “prosperità e mutuo benessere”, inducendolo così a praticarli. Individualmente e collettivamente tale uomo può raggiungere lo stadio più elevato e nello stesso tempo sviluppare il suo corpo ad imparare l’arte dell’attacco e della difesa”. Egli continua: “La massima efficacia nell’utilizzazione dello spirito e del corpo è il principio fondamentale che regge tutte le tecniche del Judo, ma è anche qualche cosa di più. Esso può essere applicato a migliorare il corpo umano, rendendolo forte, sano e utile, costituendo così una educazione fisica. Può incrementare la forza intellettuale e morale, diventando una forma educativa, parimenti può essere applicato a perfezionare gli organismi sociali, l’abbigliamento, i problemi dell’alloggio, le relazioni sociali, i metodi di lavoro, costituendo così il modello di un’arte di vita. A questo principio universale ho dato il nome di Judo. Pertanto la visione completa del Judo consiste nell’alienamento dello spirito e del corpo, ma anche in una regola di vita ispiratrice nei rapporti con gli altri e nel lavoro”. Tecnicamente il Judo sviluppa l’ideologia del Kyuba no michi (la via dell’arco e del cavallo), del Yoroi kumyuchi (combattimento con l’armatura), di Tenjin shin’yo e di Kito ryu (scuole di ju jutsu), ma non disdegna di assimilare tecniche di boxe, il maneggio del pugnale e della spada, le esperienze dello Zen e tutto quanto ritiene utile a perseguire il suo fine. Esso deve cambiare nel tempo, adeguandosi all’evoluzione del Judo e deve essere applicato ed interpretato liberamente.

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