Appunti da Roma

Non sarebbe corretto dire che lo Stage Nazionale di Aikido “FIJLKAM” del 15 e 16 ottobre scorsi sia stato un insuccesso, tuttavia è inutile nascondersi che, rispetto alla tendenza registrata negli ultimi anni, una certa differenza c’è stata. Premesso che, in ottemperanza alle disposizioni impartite dalla Federazione con la “famosa” circolare n° 43 del 27 settembre 2010, quello svoltosi al “Centro Olimpico” di Roma Ostia rimarrà l’unico evento di carattere nazionale per il 2011, nonostante la partecipazione di oltre 160 aikidoka provenienti da molte Regioni, quel che più ha colpito sono state le tante, troppe assenze. Ciò non è sicuramente imputabile a questioni tecniche dato che, come già lo scorso anno, il Seminar si è svolto sotto la preziosa ed impagabile guida di Bill Witt Shihan, degnamente assistito da Wolfgang Baumgartner Sensei, molto apprezzati e stimati appieno anche da chi non è del “Takemusu”. Allora è chiaro che le motivazioni vanno ricercate altrove, e magari sono anche comprensibili laddove non sono persino condivisibili, tuttavia è innegabile che ciò rappresenta una soluzione di continuità di cui avremmo fatto volentieri a meno. La dipartita del nostro Fausto De Compadri Shihan non poteva non lasciare il segno, e per mille ottime ragioni. Ecco che allora, venuta meno la sua autorevole, aggregante e credibile figura, cui non si è saputo dare degna successione, con sorprendente solerzia l’aikido italiano sta tornando ad essere una composita ed eterogenea nebulosa, fatta di tante piccole parrocchie. Insomma, anche questa volta la speranza che si stesse cercando ciò che unisce accantonando quanto divide si è rivelata una pia illusione. Avessero prevalso un pizzico di riconoscenza e coerenza, oltre ad un tantino di pazienza nell’applicare regole a molti ancora estranee e lontane, probabilmente, si sarebbero contenute le defezioni. Comunque sia, è un dato di fatto che il progetto ideato e perseguito con encomiabile entusiasmo dal nostro Maestro è già stato abbandonato, buttato in modo clamorosamente biasimevole da molti di quelli che lo avevano solennemente condiviso fino a ieri. Tornando al seminar, non ci si può esimere dal rilevare che il “servizio traduzione” ha di nuovo lasciato piuttosto a desiderare, ma l’interesse per gli insegnamenti che Bill Witt Shihan ha dispensato senza ritrosia alcuna ed il piacere di ritrovarsi a praticare con i nostri cari amici ha posto tutto il resto in secondo piano. Per la cronaca, lo stage si è dipanato secondo i classici e noti canoni, ma, grazie all’indiscutibile competenza ed alla didattica particolarmente coinvolgente, Witt Shihan ha saputo offrire spunti ed opportunità a tutti i partecipanti, a prescindere dal “grado” e dallo “stile”, sia nel tai jutsu che nel buki waza, dimostrando di essersi ripreso dall’incidente occorsogli in febbraio. Aggiungiamoci poi la simpatia e la disponibilità ampiamente manifestate anche fuori del tatami, ed il gioco è fatto! Come da disposizioni Federali, alla fine dello Stage si è svolta l’unica sessione d’esame di “graduazione Dan” prevista per l’anno in corso. L’Aikido San Donà e l’Aikido Ponte di Piave si rallegrano per l’ottimo risultato e per il ragguardevole “rank” raggiunto da Anna Maria Bertoni, Walter Chiari, Marco Rubatto, Riccardo Canavacci e Fabio Ramazzin. Congratulazioni a “Sara de Roma”, ai ragazzi di Trieste ed ai “nostri” ragazzi di Vittorio Veneto (siamo una famiglia allargata o no?) per aver raggiunto l’agognata meta: bravi, ora che siete cinture nere, potete cominciare ad imparare l’Aikido! Lo stage nazionale 2011 è stato il primo senza Fausto De Compadri Shihan, e per molti versi ha marcato il segno fra un prima e un dopo; ma noi che abbiamo avuto l’onore di essergli allievi, amici e collaboratori, non dobbiamo mai dimenticare che il miglior modo di celebrare il ricordo del nostro carissimo Maestro sta proprio nel ritrovarsi per il piacere di praticare e crescere insieme, tutti uniti ed univocamente disposti a percorrere la Via che lui ci ha indicato, con razionalità, armonia ed impegno. Credo che glielo dobbiamo, no?
Lorenzo Toffoletto

 

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